Ventitre01 intervista Mixilla

 

      Ventitre01 interviews Mixilla

       Ventitre01 inizia la pubblicazione delle interviste ai nuovi artisti selezionati per il catalogo 2016

       Una serie di contenuti volti a conoscere e ad approfondire le tecniche, le motivazioni, il rapporto con la pratica artistica            vissuto dai dieci artisti vincitori della selezione.

Un viaggio nell'arte e per l'arte, che aiuti a colmare quella distanza che la contemporaneità spesso determina con un mondo storicamente in anticipo sul futuro e, contemporaneamente,  costante testimonianza del passato. L'arte è lo specchio delle nostre trasformazioni, di ciò che viviamo, e di ciò che ci aspetta. Le opere ci raccontano, ma possono essere  raccontate, guardate dal punto di vista degli artisti che presentiamo.

Prima di rispondere alle domande che abbiamo preparato, e che ci hanno permesso nel corso degli anni di presentare e far conoscere gli artisti in catalogo, provi a presentarci brevemente il suo lavoro, le motivazioni, i temi ricorrenti che lo animano e lo determinano.

La passione per il disegno è stata una costante nella mia vita, non ricordo un solo momento senza la sicurezza e il piacere dell’avere una matita in mano. Amo molto leggere, e anche questo lo devo al disegno e più specificatamente al fumetto: non avrei potuto conoscere e apprendere di più se non avessi letteralmente divorato quintali di “Topolino”! Su quella testata ho incontrato per la prima volta I Promessi Sposi, Casablanca, Guerra e Pace. La scrittura e il disegno sono state per me due linee sempre presenti, finché ho deciso di congiungerle, studiando la settimana arte: il fumetto. Nel 2010 ho iniziato il Corso di Fumetto professionalizzante presso la Scuola Internazionale di Comics di Roma. Durante i tre anni successivi ho avuto modo di definire il mio stile personale, anche attraverso l’influenza del segno onirico e ineguagliabile di grandi fumettisti anni ’70 come Moebius e Andrea Pazienza. Ho trovato così la mia visione artistica, progettando i primi lavori in sequenza o interattivi e, più in generale, opere nelle quali la lettura partecipe e l’intervento da parte dell’osservatore diventano fondamentali, e in cui i livelli di realtà, surrealismo e sogno possono liberamente mescolarsi. Ho partecipato a Mostre Collettive e Live Performance sia nella Capitale, in locali come il Circolo degli Artisti (evento P.A.P.E.R 2012/2013-evento “FROM THE STREET”, marzo 2014) e il Qube (evento “Writer Wars Contest” 2013), sia in territorio marchigiano, esponendo al Reasonanz di Loreto, al Terminal di Macerata e a Civitanova Marche, dove, nel dicembre 2013 sono stata selezionata come finalista per la mostra collettiva del Concorso BIGAM (Biennale Giovani Artisti Marchigiani). Oltre al classico formato cartaceo e su tela, amo “scarabocchiare” anche su altri supporti, dai tessuti (t-shirt e scarpe) ai muri: in particolare dal 2014, ho convogliato la mai ispirazione artistica in varie opere murali, tra cui l’iniziativa “VEDO A COLORI”, per il molo portuale di Civitanova Marche, che ho poi replicato l’anno seguente, insieme a Street Artist del panorama italiano ed europeo. Per ora non posso permettermi di vivere solo della mia arte. Non è facile, perché il tempo che vorrei dedicare a progetti creativi e artistici è molto ristretto, obbligatoriamente riservato alle ore serali/notturne, ma allo stesso tempo ora ho più risorse per poter mandare avanti la mia passione con professionalità, cosa che non accadeva durante il periodo degli studi a Roma, dove le ristrettezze economiche si facevano sentire: nelle prime esposizioni in collettivi artistici usavo come supporto rigido per i miei disegni, il cartone trovato nei supermercati! Amo molto disegnare le donne; non fraintendetemi, il primo motivo è sicuramente perché è ciò che conosco meglio ma nel contempo anche quello che conosco meno: l’armonia del corpo di una donna è unico e in qualche modo misterioso, è capace di trasformazioni stupefacenti e di una bellezza superficiale che può divenire allo stesso tempo molto profonda e potente. Per questo non potrei trovare veicolo migliore per dare forma alle mie visioni, che siano sogno o incubo.

Come è possibile descrivere il panorama artistico attuale? La pluralità di forme e la commistione di linguaggi rappresentano un aspetto da valorizzare o un elemento disturbante nella definizione della propria identità artistica?

Per mia esperienza personale, anche grazie all’esplosione della rete e, quindi, al sorpasso di circuiti già precostituiti dall’alto, il panorama artistico attuale è fittamente variegato e particolarmente fluido. Per quanto mi riguarda, sono particolarmente interessata al cambiamento d’approccio, direi quasi “rivoluzionario”, che si è avuto in questi ultimi 5-6 anni, rispetto alla STREET ART, che in pochissimo tempo, è riuscita a scalare la piramide elitaria dell’arte, passando da categoria “underground”, sporca, legata ad una visione scadente di “imbratta muri” e relegata alle periferie, a quella di arte con la A maiuscola, capace di avere come caratteristica prepotentemente rinnovatrice (che, a mio parere, molta “arte da galleria” ha ormai inevitabilmente perso), il legame indissolubile con le comunità e con gli spazi che riempie, ritornando ad un arte nata dal “basso” e per il “basso”, almeno fino a che riuscirà a non farsi incorniciare e appendere.
Sono assolutamente convinta che la pluralità di forme e la commistione di linguaggi siano fondamentali nella nostra attualità artistica, una proprietà intrinseca con cui, piaccia o meno, è impossibile sfuggire il confronto. Questo non significa, a mio parere, snaturare o inquinare una forma d’arte considerata autentica, pura, ma sperimentare, mettersi in gioco, e, paradossalmente, non definirsi mai totalmente: un esercizio, questo, di modestia e stimolo verso il nuovo, nonché un esempio di apertura e intelligenza che l’arte dovrebbe sempre conservare, soprattutto in questo periodo di incalzanti cambiamenti, pericolose regressioni e irrazionali paure.

Il progetto, l’idea, vengono prima dell’opera o si sviluppano intorno ad essa?

Riferendomi al mio lavoro, posso dire di non avere una modalità fissa di concezione dell’opera. Quando sono libera da qualsiasi tema predefinito, commissione, scadenza, mi lascio guidare dall’intuizione, anche fisicamente. Seguo il movimento della mia mano che, impugnata la penna o qualsivoglia altro strumento artistico, incomincia a delineare “qualcosa”, un’urgenza, un bisogno di esprimere un’idea, al livello del subconscio, che, a volte, emerge in quei primi tratti. In questo caso, non c’è progetto inziale, perché nasce insieme all’opera. Quando invece sono legata ad un tema preciso che mi interessa particolarmente, o rappresento una storia attraverso il fumetto, sono, al contrario, minuziosamente progettuale: non inizio a disegnare se non dopo aver raccolto una dettagliata documentazione e realizzato studi, bozzetti, schemi, riscritture.

Qual è la sua visione del mercato dell’arte? Considera importante conoscerne le dinamiche?

La mia idea del mercato dell’arte si limita a constatarne l’evidente distanza da chi, in quanto artista, ha, per così dire, le “mani in pasta”, declinandosi quasi unicamente attraverso le aste, determinate a loro volte da dinamiche spesso imperscrutabili ai comuni mortali, e assolutamente legate più alle logiche di mercato dell’immediata e sicura convenienza monetaria (considerando anche, le cifre smodatamente esagerate che vengono battute) che alla valorizzazione di quello che dovrebbe essere l’arte: uno strumento di condivisione, conoscenza e non di mercificazione per pochi eletti.

Qual è il suo rapporto con il pubblico?

Le mie opere chiamano all’interpretazione attiva di chi le guarda, quindi cerco sempre di creare una interazione/collaborazione con il pubblico. Secondo me un lavoro artistico, è tanto più interessante quanto più lo spettatore è in grado di esplorarlo, fino a vivere di vita propria. Un esempio possono essere le mie opere puzzle, nelle quali, mediante una tavola magnetica, le forme create possono essere spostate e sostituite l’una con l’altra, lasciando al pubblico la libertà di assemblarle e trovare significati sempre nuovi.

Fra le opere selezionate quale considera più riuscita?

Valutando quello che volevo esprimere e la riuscita finale, nonostante la scelta sia ardua, penso che l’opera, tra le selezionate, che potrei ritenere la più riuscita è “2+2=5”: Partendo da queste righe contenute nel profetico libro “1984” di George Orwell, “Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente” ( "1984", George Orwell ) ho cercato di mostrare come tutto sia possibile dal momento in cui il mondo, o meglio, la quotidianità, viene distorta a tal punto da riuscire ad imporre come verità “2+2=5”: una macchina può bruciare, simbolo di una verità ardente che chiede risposta, nell’indifferenza generale (e non sapremo mai se ad appiccare quel fuoco sia stata la coppia che si allontana o se, al contrario, sono essi stessi vittima dell’imposta verità che lampeggia prepotente in primo piano)

Quali tecniche ritiene di maggior interesse?

Nonostante i traguardi che la tecnologia ha raggiunto anche nel campo artistico, permettendo di traslare il lavoro “artigianale” nel virtuale con la stessa identica resa, velocizzando al contempo le tempistiche di realizzazione, resto comunque molto legata alle tecniche materiche, non escludendo logicamente commistioni e ibridazioni. Quelle che, secondo me, sono di maggior interesse sono l’acquerello, di cui faccio largo uso, per la sua capacità unica di creare mondi d’acqua, trasparenti ma, allo stesso tempo, estremamente tangibili, e l’incisione, tecnica che sento molto vicina al mio stile spesso caratterizzato da un grande uso delle “linee” per definire il chiaro-scuro, ma che non ho ancora indagato.

Quali artisti contemporanei apprezza e/o considera vicini alla propria ispirazione?

Gli artisti contemporanei che apprezzo di più e dai cui ho tratto grande ispirazione, alcuni dei quali non più viventi, derivano per lo più dal mondo del fumetto: Hugo Pratt, per l’uso magistrale e ineguagliabile dell’acquerello nel suo “Corto Maltese”; Enki Bilal, che ha rapito la mia fantasia con la “Fiera degli immortali” e la bellissima caratterizzazione di Jill; Grande ammirazione per alcuni attualissimi Street Artist, come Aryz, che lascia in giro per il mondo giganteschi quadri, che comprendono intere facciate di palazzi, intersecando distorsioni post-moderne a splendide figure classiche e l’immancabile Bansky, ormai commercializzato fino al paradosso e alla snaturamento, ma che, nonostante tutto, non perde la sua mordace e geniale critica alle ipocrisie della nostra società capitalistica.

Before replying to the questions we prepared to let the people know better the Artists we promote, we ask you to present briefly your work, the reasons that determine it, the recurring themes and subjects.

The passion for drawing has always been with me, and I can’t remember a single day in my life without the sense of safeness and pleasure that gives me having a pencil in my hand. I love reading too, and I owe this interest to the world of comics. As a result, writing and drawing have always been for me two constant topics in my life, and I finally decided to mix them, studying the art of comics. In 2010 I attended to the International School of Comics in Rome. During the following three years I had the chance to define my own style, through the influence of the unequaled greatest 70s authors, Moebius and Andrea Pazienza.
I found my artistic vision, creating the first interactive artworks in sequence and, more generally, works where the participation of the observer is necessary for the artwork to express its meaning, in a free melting of reality, surrealism and dream. I participated in group exhibitions and live performances in Rome and in my region of birth, Marche. In addition to the classic paper and canvas, I love sketching on other media, like fabrics (t-shirts and shoes) and walls: in particular since 2014, I have transposed my artistic inspiration in several murals, including “VEDO A COLORI”, for the docks of Civitanova Marche, along with other european Street Artists.
For now I can’t make a living of my art, so the time I dedicate to creative and artistic projects is very limited, reserved for my evenings and nights. Besides I have now more resources for feeding my passion as a professional artist, differently from the past, when I used cardboard I found in supermarkets as supports for the artworks in my first exhibitions.
I love drawing women; don’t get me wrong, the main reason is that this is the shape I know best, and that I don’t know at all at the same time: the harmony of woman's body is unique and in some mysterious way it is a source of transformation and astonishing surfacing beauty that becomes sometimes deep and powerful. Through this I can give shape to my visions, whether are they dreams or nightmares.

How it is possible to describe contemporary art’s horizon nowadays? Multiplicity of forms and a melting of languages can be seen as a valuable aspect or a confusing element throughout the definition process of the author’s artistic identity?

I think that after the web explosion and, therefore, the overtaking of preconceived circuits, the current art scene is extremely various and particularly fluid. I am strongly interested in the change of approaching the entire ensemble, a changing I feel almost "revolutionary", that has been occurring in the last 5-6 years, emerged with the STREET ART, that climbed up the pyramid of the art system, moving itself from the category of "underground", dirty phenomenon, relegated to the suburbs, to the status of Art, powerfully linked to the community and the spaces that filled, returning to an art born from "below" and created for that, at least until it will be hanged to a white wall.
I definitely think that plurality of forms and languages is essential for contemporary art, an intrinsic characteristic that, like it or not, impose a confrontation. This doesn’t mean, in my opinion, changing for the worst an art form considered authentic and pure, but surely experimenting, getting involved, and, paradoxically, not defining ourselves artistically, never totally at least. An exercise of modesty and a motivation for the new, as well as an example of openness and understanding that art should always preserve for itself, especially in this times of changes, regressions and irrational fears.

The project, the idea, come before the artwork or within it, as it is taking shape?

Talking about myself, I can tell I don’t fix a model for the incipit of my artwork. When I am free from any required subject, commission or deadline, I let myself be guided by the intuition, even physically. I follow the movement of the pen or any other artistic tool I have in my hand, seeing it begins to outline "something", an urgency, a need to express an idea at the subconscious level, that sometimes emerges in these early lines and marks. In this case, there is no project, because it coincides with the artwork. When I work on a subject that particularly interests me, or I have to tell a story through comics, I carefully planning, on the contrary, every step, and I don’t start drawing until I have collected detailed documentation and made preparatory studies and sketches.

What is your perspective on the art market? Do you think it is important to know precisely how it works?

My idea of the art market merely confirms the distance it has from the artists, declining itself almost exclusively through the auctions and their unwritten laws, often inscrutable for the ordinary mortals, and absolutely linked more to the logic of economics and investments than to the safeness of what Art should be: a way of sharing knowledge.

What is your relation with the potential public? How do you feel about the eye of the observer?

My artworks ask for an active interpretation by the viewer, so I always try to create an interaction / collaboration with the people. I think that everything is more interesting if the viewer is allowed to explore the artworks, and they start to live their own life through this process. An example can be my puzzle artworks, that shows magnetic tables that let the people move and replace the various shapes, letting flow an absolute freedom in the assemblages, endlessy generating new meanings.

What is your favorite artwork among the selected ones?

Considering what I wanted to express, and then the final result, although the choice is difficult, I think that the artwork I feel the most successful among the selected ones is "2 + 2 = 5". Starting from some topic lines of "1984 "by George Orwell, I tried to show how everything is possible from the moment the world, or the everyday life, is distorted to the point of stating truths like "2 + 2 = 5". A car can burn, as a symbol of a burning truth asking for reply, in a general indifference - and we will never know if the couple that moves away set the fire, or if they are going to be the victims of the burning in the foreground -.

What kind of techniques are you most interested in?

Despiting the goals that technology has reached in the Arts, shifting the “craftwork " into the virtual with the same performative power, and speeding the timing of making, I stay connected with the media itself and the techniques, not excluding logically the chance to mix the two sides. I am interested in the use of watercolor, for the possibility it gives in creating worlds of water, transparent, but tangible at the same time. I appreciate the engraving too, a technique that I feel very close to my style, often characterized by a wide use of "lines" to define the light and the dark, and that I still need to explore.

Who are the contemporary artists you consider the closest to your inspiration? Who are the ones you appreciate most?

The contemporary artists I appreciate most, the ones I get my inspiration from, come mostly from the world of comics: Hugo Pratt, for the masterful use and unrivaled use of watercolor in "Corto Maltese" ; Enki Bilal, who raptured my imagination with the "Fair of the immortals" and the beautiful Jill characterization. I really admire also some contemporary Street Artist, like Aryz, who leaves around the world his huge paintings, frescoing entire buildings facades, intersecting post-modern distortions with beautiful classical figures, and the inevitable Banksy, now paradoxically part of the market but, nevertheless, an artist that doesn’t lose its brilliant and biting critique of the hypocrisies of our capitalist society.

 

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