Chimica MENTE HUe - Antonella Tomei

  Mostra personale galleria Frammenti d'Arte, Roma - Note critiche di Irene Marini per Ventitre01

  "Il germoglio cresceva molto rapidamente, lo si vedeva addirittura crescere.

  Buttava foglie e rami, formava delle gemme che poi si aprivano in meravigliosi

  fiori multicolori, luminosi e fosforescenti.

  E già si formavano piccoli frutti che, appena maturi, esplodevano come razzi in miniatura,

  diffondendo intorno una pioggia variegata di nuovi, minuscoli semi. […]

  E tutto quel crescere e fiorire si compiva nel più profondo silenzio.”

  E poi ancora, più avanti, quando sorge il sole e il bosco notturno si dissolve in

  una moltitudine di granelli per diventare un deserto multicolore:

 “ Ogni altura infatti aveva una sua particolare tonalità, che non si ritrovava in nessun altra.

  La più vicina era di un bel blu cobalto, la seguente giallo zafferano, dietro ne luccicava un’altra rosso               carminio,

  e poi ancora altre, color indaco, verde mela, azzurro cielo, arancione, rosa pesca, malva, turchese, lilla,

  verde muschio, rosso rubino, ocra, giallo indiano, rosso cinabro e blu lapislazzulo.

  E così sempre di seguito, una dopo l’altra, da un’estremità all’altra dell’orizzonte, fino a dove arrivava lo           sguardo.

  Ruscelli di sabbia d’oro e d’argento scorrevano fra le colline e dividevano i colori gli uni dagli altri.”

Così Michael Ende, ne “La Storia Infinita”, descrive l’alternarsi fra giorno e notte, fertile e arido, buio e luce, vegetale e minerale. Il bosco notturno e il deserto diurno sono un’unica cosa, fatta di un'unica sostanza. Lo stesso mistero, che nulla nasconde di se stesso, è davanti ai nostri occhi ogni giorno, quotidianamente lo sperimentiamo all’interno di noi stessi. La materia si trasforma, incessantemente. E tutto ciò che ci riguarda, comprese le nostre sensazioni e il pensiero stesso, dalla materia stessa si origina.

Antonella Tomei lavora sul potenziale riproduttivo della materia organica, spinta a crescere e a mutare da una sollecitazione chimica. Il termine riproduzione può essere usato in più di un senso: la materia pittorica riproduce, mimeticamente, il processo generativo, e attraverso la moltitudine di cellule chimiche riproduce, nuovamente, l’esperienza interiore dell’artista. Ma il processo riproduttivo non si ferma qui. La reazione fra le vernici e i reagenti riproduce a propria volta su scala ridotta, su ogni singolo centimetro quadrato di polistirene, la combustione tra il soggetto e la sua rappresentazione. Si sviluppa calore, si libera energia. Perché la chimica non è fredda, come non lo è l’arte, neanche quando ci spinge dentro la nostra personale camera oscura percettiva, le cui pareti ci avvolgono come una placenta.

L’ispirazione di Antonella Tomei è duplice: la Natura, madre e matrigna, impossibile da assoggettare e ipnotica nel suo implacabile rigenerarsi e mutare, è riconoscibile nelle suggestioni delle giungle sintetiche rigogliose di vita, inesauribili mosaici organici creati chimicamente. L’umanità, parallela, è sempre presente, anche in assenza, attraverso il nostro sguardo, raccontata attraverso il gesto di cui la forma è traccia, dolorosa, a volte, nella manipolazione della materia asservita al concetto, implicita nei profili che si intravedono fra le velature. Abita la Natura in regime di contraddizione solo apparente, come facciamo noi, ogni giorno. Negandola, la ammettiamo prepotentemente. Cercando di sopraffarla non la possiamo escludere. Anzi ne affermiamo la forza, ne ammiriamo la gloria, sentendoci contemporaneamente opposti ad essa e parte della sua immanenza. L’artista, immersa nel processo, ritrae se stessa e noi, in questo confronto fra pensiero e pratica artistica che a volte è una ponderata partita a scacchi, altre è un incontro di lotta. Il risultato non è scritto, e, soprattutto, non è importante. È fondamentale, piuttosto, che questo confronto continui, che sia dialogo o discussione, perché è in questo percorso circolare che le opere si materializzano e costellano il nostro orizzonte, come punti luminosi sul quadrante delle nostre percezioni.

Queste opere non lasciano scampo, ma il loro peso non schiaccia. Immediatamente entrano a far parte della prospettiva che cogliamo, se ne appropriano, sollecitando la nostra attenzione. Le opere di Antonella Tomei non fingono la vita, superano la mimesi per crescere come organismi viventi. Quindi diventano natura esse stesse, movimento di una sinfonia muta solo in apparenza. Un’arte non astratta, sintetica piuttosto, nella quale il soggetto si trasfigura, si libera dei contorni.

“Evitare la violenza di un contorno rigido” scriveva Rosalind Krauss a proposito del gesto esplicito sule tele di Jackson Pollock, di Morris Louis e di Helen Frankenthaler, interrogandosi sul medium come linguaggio. Ma qui il caso è diverso. Non rischiamo di affannarci ad impoverire l’efficacia della superficie trattata con il colore cercando una forma a tutti i costi, un suggerimento che ci riporti a qualcosa che conosciamo e quindi possiamo ri-conoscere nell’opera. Non si tratta di interrogarsi su orizzontalità e verticalità. Le opere di Antonella Tomei sono figurative. Riproducono i contrasti e le armonie dell’infinitamente piccolo e dell’incommensurabilmente grande. “Sono” le rane, le piante, i minerali, le presenze di cui portano il nome. Invertono nuovamente il processo.

Come il protagonista di “Controcorrente”, decadente e nichilista quanto basta ed esteta tale da capire che, dopo essersi resi conto che l’artificiale è più affascinante del naturale, è necessario rivolgersi nuovamente alla Natura per trovare qualcosa che superi gli artifici e gli inganni visivi più curati, anche noi compiamo l’intero percorso a ritroso e torniamo al punto di partenza, ad una fascinazione da Big Bang, ad un sentore di genesi. Le piante carnivore che nel capolavoro di Huysmans superano quanto di più ricercato è stato possibile produrre dall’uomo sull’onda della propria immaginazione ci riportano alla stessa potenza che subiamo quando il colore saturo ci sommerge con la sua forza elementale.

Ed ecco allora che Azzurrite diventa un fondale marino, profondissimo, mentre la Rana Rossa ci attira con il manto squillante che riveste il veleno. E Phenelope, poema-ritratto, con i due profili che si distinguono tra le membrane fluttuanti, rima con Amnèsia, dietro di appena un passo sul sentiero della rappresentazione di quelle apparizioni che affollano la nostra mente, affacciandosi fra i bordi diseguali dei pensieri, stelle filanti di materiale organico, per le quali il colore non è luce, ma caratteristica intrinseca, tanto da dare l’impressione di poter continuare ad essere percepito anche quando lo sguardo si sposta. Due ispirazioni, umana e non umana, una stessa Natura che riveste il pensiero e le emozioni nel primo caso, per poi apparire senza filtri nel secondo, come colore, e materia. L’esigenza di esprimere la natura delle cose, e la Natura in sé, in un percorso che chimicamente indeterminato, cromaticamente determinatissimo, ci riporta alla doppia matrice della pittura, la finzione, intesa come rappresentazione, di una verità che diventa più reale della verità stessa.

L’opera d’arte è l’unico oggetto in grado di poter superare la propria natura. Esiste solo in seguito ad una creazione che è fabbricazione. Ma dall’istante stesso in cui viene esposta comincia a vivere per proprio conto, e l’universo nel quale viene collocata non può più prescindere da essa, così come non possiamo farlo noi.

L’arte non ci richiede sforzo. Vera, finta, povera, ricca, non ci richiede aggettivi. La riconoscibilità è il suo abito, il riconoscimento la sua identità. Non impone al pubblico alcuna fatica, perché mostrandosi fornisce il suo codice. Se passiamo oltre, non è arte. Se dobbiamo convincercene, non è arte. Ma se restiamo avvinti ai suoi rampicanti, se ci confrontiamo nello spazio che ridefinisce davanti e intorno a noi, allora non possono esistere dubbi. 

 

CHIMICA MENTE HUe - finissage 18 febbraio 2017

Galleria Frammenti d'Arte, Via A. Colautti 6/8, Roma

Bibliografia:

Michael Ende, La Storia Infinita, Longanesi & C; Quinta edizione edizione (1984)

Rosalind Krauss, Reinventare il medium. Cinque saggi sull'arte di oggi, a cura di E.Grazioli, Bruno Mondadori, 2005

Joris Karl Huysmans, a cura di B. Nacci, Trad. I. Sassi, Newton Compton, 2007

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